Da Fortezza a luogo della storia di Arezzo I lavori nella fase conclusiva grazie al determinante contributo di Ente CR Firenze

“Non chiamiamola più Fortezza Medicea ma luogo della storia di Arezzo. Questa non è una Fortezza come tante e questo è il restauro più importante al quale io abbia lavorato. Questo luogo, a partire dal primo secolo avanti Cristo, è sempre stato considerato molto importante ed oggi siamo in una fortezza dalle qualità architettoniche eccezionali”. Così il professor Maurizio De Vita, docente all’Università di Firenze e Direttore dei lavori, ha definito gli interventi eseguiti finora, avviati nella prima amministrazione di Giuseppe Fanfani e che sono ormai nella fase finale. Incontrando la stampa per inaugurare nuovi ambienti recuperati al pubblico, il professionista ha sottolineato che ”i lavori hanno rispecchiato il senso del restauro: conservazione e innovazione”.

Determinante per il buon esito dell’operazione è stato il contributo l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.  “Sosteniamo volentieri questo grande progetto – ha dichiarato il Vice Presidente Pierluigi Rossi Ferrini – che finanziamo fin dal 2001, a dimostrazione della nostra attenzione verso questa città e la sua storia. Siamo infatti convinti del grande valore della cultura come motore economico, soprattutto in un territorio così ricco come lo è il nostro. Solo in  Italia questo settore vede occupati oltre un milione e 400 mila persone e produce il 5/6% del redito del Paese, oltre ad essere un forte moltiplicatore di risorse. Salutiamo dunque con grande soddisfazione questa nuova tappa di un intervento davvero ambizioso che ci auguriamo possa giungere presto a compimento”.

Una soddisfazione condivisa anche dall’Arcivescovo di Arezzo Monsignor Riccardo Fontana. “E’stato riportato alla luce – ha detto – il più antico luogo di culto di San Donato, venerato in ben 362 Diocesi nel mondo. Vorrei ringraziare tutti i protagonisti di questo lavoro. In particolare il Comune di Arezzo e il suo assessore ai lavori pubblici che ha costantemente seguito l’evoluzione dell’attività”.

Dalla diocesi al Gruppo Prada che ha collaborato al progetto. “Per noi è un vero piacere – he detto Maurizio Ciabatti – aver partecipato a questa operazione culturale. L’elemento che ci preme sottolineare in modo particolare è la costante collaborazione di tutti i soggetti, pubblici e privati, che hanno messo insieme progetti, idee e risorse”.

Un ruolo fondamentale è stato svolto dalle Soprintendenze e Silvia Vilucchi, della Soprintendenza archeologica, ha dichiarato che “grazie al nostro intervento due aree sono state stralciate perché sono ancora oggetto di indagine archeologica. Siamo a metà dello scavo interno della chiesa ed abbiamo ritrovato 25 sepolture. Di 12 abbiamo già effettuato il recupero: sono 9 soggetti adulti maschi e 3 bambini”. L’assessore Franco Dringoli ha confermato che i lavori sono nella fase conclusiva e che tra meno di due mesi dovrebbero essere completati.