I ‘Maestri dell’acqua’ da tutto il mondo a Firenze per parlare del futuro dell’ ‘oro blu’

Quarta edizione del Premio Internazionale ‘Il Monito del Giardino’ promosso dalla Fondazione Bardini Peyron col contributo dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze

 Sei tra i massimi esperti del Pianeta discuteranno su come risparmiare e accrescere l’accesso a questo bene primario la cui scarsità, nel 2030, interesserà il 47% della popolazione mondiale

Quattro giorni di eventi che culmineranno con il convegno del 5 giugno (Giornata mondiale dell’Ambiente) nell’Aula Magna dell’Università di Firenze

partendo da sinistra Gremigni, Maracchi e Ferrini

da sinistra Gremigni, Maracchi e Ferrini

E’ ‘l’oro blu del XXI secolo’ e, per averlo, potrebbero scoppiare tensioni e guerre tra i Paesi che non ne hanno a sufficienza. L’acqua, bene indispensabile per la nostra vita, ricopre il 70% del Pianeta, eppure ogni anno, per la sua mancanza, muoiono oltre 3 milioni di persone mentre un terzo delle risorse idriche complessive sono consumate solamente da India, Cina e Stati Uniti d’America. E’ dunque un tema fortemente attuale quello scelto per la quarta edizione del Premio Internazionale ambientalista ‘Il Monito del Giardino’, promosso dalla Fondazione Bardini Peyron col contributo dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che quest’anno, proprio per questa sua scelta, ha ottenuto il Premio di rappresentanza del Capo dello Stato. La manifestazione, che è stata inserita tra gli appuntamenti dell’Onu in occasione dell’Anno internazionale per la cooperazione idrica, ha il patrocinio dell’International Hydrological Programme dell’Unesco, della Regione Toscana, dell’Università di Firenze e dell’Accademia dei Georgofili e si è potuta realizzare anche grazie al sostegno di Publiacqua, Unicoop Firenze e Life Beyond Tourism.

‘’Il Premio – ha sottolineato il presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron avvocato Michele Gremigni incontrando stamani la stampa – intende sensibilizzare l’attenzione su temi di grande rilevanza in campo ambientale scegliendo, per ciascuna edizione, personalità famose in tutto il mondo, ma, spesso e purtroppo, poco conosciute nel nostro Paese’’. ‘’L’ argomento di quest’anno – ha aggiunto il presidente della giuria e presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze professor Giampiero Maracchi – si colloca in questo percorso, anche in considerazione dei noti mutamenti del nostro clima, ed è significativo che, al centro del confronto internazionale, ci sia Firenze la cui storia passata e presente si è sempre intrecciata con l’acqua’’.

Per quattro giorni, dal 2 al 5 giugno, il tema ‘Acqua al futuro’ sarà al centro di alcuni eventi che culmineranno la mattina di mercoledì 5 giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente, con un seminario nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze durante il quale saranno premiati i sei vincitori di questa edizione, tutte personalità che si sono distinte, nel mondo, nel campo del recupero, della conservazione, dell’uso e della distribuzione dell’acqua. Il primo premio, l’unico in denaro (15 mila euro), ha spiegato il segretario scientifico professor Francesco Ferrini, andrà all’israeliano Aaron Wolf, straordinario mediatore nelle più delicate vertenze internazionali legate all’oro blu, a cominciare dal conflitto arabo-israeliano. Gli altri cinque vincitori, che riceveranno una statuetta in argento, esempio del migliore artigianato fiorentino, sono: Tony Allan, lo studioso che per primo ha formulato il concetto di ‘acqua virtuale’, ovvero la quantità del prezioso liquido necessaria per produrre gli alimenti che consumiamo e gli oggetti necessari alla nostra vita; Simon Langan, per la sua infaticabile opera quale capo dell’Ufficio dell’ International Water Management Institute (IWMI) per il Bacino del Nilo e l’Africa orientale; Pasquale Steduto, tecnico di eccellenza in campo internazionale e direttore della Divisione Terra e Acque della Fao; Helgard Zeh, chiamata la ‘maestra dei fiumi’ per le sue competenze di ingegneria naturalistica contro le alluvioni e le esondazioni; Angela Morelli, apprezzata comunicatrice e definita a livello internazionale “ambasciatrice” dell’acqua virtuale e degli studi sull’impronta idrica.

Le sei personalità sono state selezionate dalla giuria presieduta, a partire dal 2010, dal noto climatologo professor Maracchi, e composta dal professor Francesco Ferrini (segretario scientifico) e da studiosi e comunicatori come Marco Bindi, Antonio Cianciullo, Erasmo De Angelis, Raffaello Giannini, Simone Orlandini, Stefano Mancuso, Lucilla Minelli, Pia Pera, Mariachiara Pozzana, Giannozzo Pucci, Simone Siliani, Rossella Sleiter, Vieri Torrigiani Malaspina, Massimo Venturi Ferriolo. La compagine organizzativa del Premio è invece composta da Riccardo Monni, ideatore e segretario, Marcella Antonini, segretario generale della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e da Elena Marzili, consigliere della medesima Fondazione.

Gli eventi legati alla manifestazione cominciano fin da domenica 2 giugno, nel Parco di Villa Bardini che è appena entrato a far parte di un esclusivo network europeo (l’European Garden Heritage Network, EGHN) che riunisce gli oltre 150 più importanti giardini europei di 10 Paesi. Alle 10.00 si svolgerà un incontro di sensibilizzazione, rivolto ai bambini di alcune classi elementari, sulla scarsezza d’acqua e sulla necessità di non sprecarla realizzato dall’Associazione Sottosopra. Lunedì 3 giugno, alle ore 18 al Teatro della Pergola, sarà presentato il film di Yann Arthus-Bertrand ‘La soif du monde’, preceduto dal saluto di Lucilla Minelli in rappresentanza dell’Unesco di Parigi e di Erasmo de Angelis, presidente di Publiacqua. Martedì’ 4 giugno, a Villa Bardini, gli allievi del Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze eseguiranno un concerto d’archi dal titolo ‘Mare, laghi e torrenti in musica’.

Il premio ‘Il Monito del Giardino’, nato nel 2007, è stato così intitolato per sottolineare l’urgenza degli allarmi che la natura lancia in difesa del pianeta e intende mantenere viva la riflessione sull’armonia complessiva del ‘giardino degli uomini’ che è la Terra. In questi anni, oltre a svolgere un’ intensa opera di sensibilizzazione su questi temi, ha prodotto anche una collana editoriale con gli atti di tutte le edizioni, in lingua italiana e inglese.

Le fotografie e le biografie dei premiati e altre informazioni sul Premio sono consultabili e scaricabili sul sito www.ilmonitodelgiardino.it

SCHEDA 1 – SORELLA ACQUA: COSI’ PREZIOSA, COSI’ SPRECATA

Ricopre il 70% del nostro Pianeta eppure è la sostanza più preziosa e ricercata che conosciamo. E’ quasi banale ricordare tutte le attività per le quali l’acqua è indispensabile alla nostra vita: la beviamo, la usiamo per cucinare, per allevare e coltivare, per lavarci, per lavorare, per produrre energia e beni di prima necessità. Eppure c’è chi ad essa ha un accesso insufficiente. Ogni anno infatti almeno 3 milioni di persone perdono la vita per mancanza di acqua, mentre altri 800 milioni non hanno i servizi igienici minimali. Le contraddizioni che riguardano l’acqua sono immense. A partire dal fatto che soltanto il 2,5 per cento della quantità presente sul pianeta è composto da acqua dolce e che questa massa di ‘oro blu’ è per lo più intrappolata nei ghiacci polari. Ma i veri paradossi derivano dalla gestione, sbagliata e miope, che col passare del tempo le comunità dell’Occidente (e non solo) si sono date. Se infatti la maggior parte di noi può fare una doccia quando vuole, nei Paesi in via di sviluppo le donne percorrono in media 6 km al giorno per rifornire le loro famiglie di questo bene indispensabile che quasi sempre non è potabile. Ed è proprio l’assenza d’acqua non inquinata e quella di servizi igienici adeguati che decreta il propagarsi di malattie nei Paesi più poveri, dove da 1 a 2,5 miliardi di individui sono costretti a fare i propri bisogni all’aperto. Perfino nei cosiddetti Paesi che primeggiano in campo economico (i cosidetti BRIC: Brasile, Russia, India, Cina) a una forte crescita continuano a corrispondere masse di persone prive di servizi igienici minimi: 7,2 milioni in Brasile, 14 in Cina, addirittura 626 in India.

In Italia ci sentiamo lontani da queste tragedie e da queste dinamiche, sebbene per produrre una semplice tazzina del nostro caffé quotidiano servano 120 litri d’acqua. Ma a questo noi non ci pensiamo. E anzi siamo addirittura diventati il maggior consumatore europeo di acqua in bottiglia: con costi da 500 a 1000 volte superiori di quelli che avremmo se bevessimo il liquido che ci arriva dai rubinetti. Per non contare i livelli di inquinamento (250 volte maggiori) necessari per produrre i contenitori in plastica. Un lusso insensato, specie se si guarda all’11% della popolazione mondiale che, secondo i dati dell’ Unicef, non ha accesso all’ acqua potabile e utilizza quella che proviene da fanghiglie residuali di fiumi e pozze superficiali.

Vero punto dolente però è l’allevamento. Secondo la Fao, quasi il 70% dell’acqua prelevata ogni anno dall’uomo, circa 3.000 chilometri cubi, è destinata a usi agricoli. Se nei Paesi occidentali si dimezzassero gli sprechi di cibo, si risparmierebbero circa 450 chilometri cubi l’anno di acqua, pari a quella consumata da tutte le attività industriali del mondo nello stesso periodo di tempo. La carne è, in assoluto, tra gli alimenti a più alto impatto idrico. Per produrre una bistecca alla fiorentina occorrono oltre 15.450 litri di acqua, impiegati per dissetare il bestiame, pulire le stalle e i mattatoi, lavare i quarti e, a monte, per produrre il foraggio e i mangimi necessari all’allevamento.

L’acqua è poi un bene (apparentemente) insostituibile per molte produzioni industriali. L’esempio principe è quello dei blue jeans, che a dispetto del nome, di blu non hanno proprio niente. Secondo il Water Footprint Network, per produrre un solo paio di jeans occorrono 9.500 litri di acqua e 2.500 per una maglietta. Un calcolo in cui rientra anche l’acqua necessaria all’irrigazione delle piante di cotone e alla lavorazione e alla colorazione dei filati.

Dove i numeri salgono ancora è quando si arriva alla produzione di energia. Il caso della ‘Grande Muraglia del Terzo Millennio’ è il più efficace. La Diga delle Tre Gole è un immenso muro di cemento armato (185 metri per 2,3 km) che sbarra il fiume Yang-Tze nella Provincia di Hubei, in Cina, creando un bacino che alimenta uno degli impianti idroelettrici più grandi del mondo: 26 turbine da 700 MW l’una forniscono il 3% della potenza elettrica assorbita nel Paese. I costi però sono altissimi: non solo i 40 miliardi di dollari e i 13 anni di lavoro, ma soprattutto il prezzo che l’ambiente, e quindi l’uomo, paga costantemente a livello di impatto. Sono 1.300 i siti archeologici e 116 gli insediamenti urbani che sono stati allagati, mentre 1,4 milioni di persone sono state ‘sradicate e trasferite’ e altri 4 milioni dovranno farlo entro il 2023. E ancora: habitat naturali distrutti, acque inquinate e traffico navale che compromette ulteriormente specie animali e vegetali. La prima vittima è stato il lipote, un delfino d’acqua dolce che viveva nel fiume Yangtze e che in questo modo è stato estinto.

L’acqua non è vita solo per gli esseri umani. L’impoverimento delle risorse ittiche mondiali, secondo il WWF, sta facendo collassare mari e oceani: ogni anno nel mondo si consumano 48 milioni di tonnellate di pesce e solo il 45% di queste proviene da acquacoltura. Il resto è prelevato dal mare. E così il pericolo che nel giro di qualche anno molte specie spariscano dalle nostre tavole e dai nostri mari è molto concreto. A rischiare di più sono tonni, merluzzi, pesci spada, sogliole, polpi e seppie. E, sempre dall’acqua, possono arrivare soluzioni. Ad esempio attraverso le alghe, che, insieme agli insetti, nel giro di 20 o 30 anni potrebbero diventare l’alimento che salverà noi e il nostro pianeta da crisi alimentari estreme. Crescendo in mare le alghe non hanno bisogno di acqua per crescere e potrebbero così sostituire gli onerosissimi (in termini ecologici) cereali.

SCHEDA 2 – IL ‘MONITO DEL GIARDINO’

Dal 2008 ad oggi ha premiato 23 tra i più illustri ecologi (teorici e pratici) del nostro pianeta

Era l’inverno del 2006 quando nelle stanze di presidenza dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, si cominciò a parlare della possibilità di istituire un Premio che avesse come fine la difesa e la valorizzazione del paesaggio e, dopo il bel restauro della villa e del giardino Bardini, fosse legato al nome e alle attività future della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron. Un progetto, in tal senso, era stato presentato dal giornalista Riccardo Monni. Partendo da quella proposta, presidente e vicepresidente di allora, ossia Edoardo Speranza e Michele Gremigni, nel giugno 2007 diedero a un comitato promotore, composto da Marcella Antonini, Elena Marzili e presieduto dallo stesso Monni, l’incarico di concretizzare l’idea. Fu elaborato lo statuto e furono decisi i confini d’interesse del Premio che non avrebbe dovuto occuparsi solo della salvaguardia estetica di un dato ambiente, ma spaziare sul mondo guardando all’armonia complessiva di quel ‘Giardino degli uomini’ che è la Terra. In base a questa impostazione fu scelta una giuria rappresentativa di competenze diverse in campo ambientale, climatico, urbanistico, botanico, storico e giuridico e fu nominato un presidente che, con la sua vasta cultura umanistica, potesse fare da collante: Philippe Daverio. In ultimo, fu dato titolo al Premio che si chiamò ‘Il Monito del Giardino’ per sottolineare l’urgenza degli allarmi che la natura lancia, ormai da molto tempo e invano, in difesa del pianeta.

Nella sua prima edizione, era il giugno 2008, la giuria assegnò 30mila euro a Paul Polak, filantropo canadese che, attraverso l’Ide (International Development Enterprise), con quei soldi regalò centinaia di pompe a pedali, facili da usare e non inquinanti, ad altrettante famiglie di contadini poveri in Honduras, Zambia, Ghana e Mozambico. Altri significativi riconoscimenti furono dati alla fondatrice del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi per i suoi 40 anni di lotte per la tutela del paesaggio, al professor Giovanni Sartori per i suoi articoli sulla necessità di un maggior controllo demografico a livello mondiale e all’agronomo Paolo Galeotti per il fatto di tenere in vita la collezione di agrumi che fu di Cosimo I de’ Medici. L’iniziativa ebbe un successo di pubblico e un notevole ritorno mediatico e anche per questo motivo l’Ente Cassa ne volle garantire la prosecuzione attribuendole una cadenza biennale.

Alla fine del 2009, per scelta unanime degli organizzatori, sotto la presidenza di Michele Gremigni, e con l’approvazione del neo segretario della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, Renato Gordini, furono apportati alcuni cambiamenti alla struttura del premio con lo scopo di metterne meglio a fuoco le finalità. Si decise cioè di incentrare ogni edizione su un argomento specifico e premiare personalità che in relazione ad esso avessero dato rilevanti contributi teorici o pratici. Sulla base di questa decisione e del tema prescelto per l’edizione del 2010 “Economia globale e crisi ambientale” fu cambiata in parte la giuria (che muta a seconda dei temi prescelti) e come presidente fu nominato uno dei suoi membri fondatori, il climatologo Giampiero Maracchi. Il carattere scientifico mirato dell’impegno suscitò l’interesse dell’Accademia dei Georgofili che si offrì di collaborare ai lavori della giuria con i suoi studiosi. Fu così che si progettò la seconda edizione del maggio 2010 e si indicarono i candidati al premio in denaro e a quelli di contorno. Il primo riconoscimento andò alla biologa inglese Jacqueline McGlade, responsabile dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, accanita sostenitrice del monitoraggio in tempo reale sui mutamenti climatici attraverso la piattaforma “Eye on Earth” e il portale “Atlas”. Gli altri furono attribuiti all’economista americano Robert Costanza, teorico del Piv (Prodotto Interno Verde), al banchiere francese Pierre Dutrieu, fautore della conciliazione, nelle politiche degli istituti di credito, fra rendimento economico e responsabilità ambientale, a Sigrid Stagl, docente di agricoltura sostenibile presso l’Università di Vienna, a Gilles Sommeria, meteorologo, segretario aggiunto dell’Ipcc, a Luigi Biggeri, statistico ex presidente dell’Istat e a Giannozzo Pucci editore italiano della prestigiosa rivista “The Ecologist”. Le relazioni dei premiati sono state raccolte nel primo dei Quaderni del Monito del Giardino che è a disposizione del pubblico in forma cartacea, ma può anche essere consultato sul sito del Premio (www.ilmonitodelgiardino.it) sul quale gli interessati alle tematiche ambientali possono trovare interventi e rubriche di esperti e protagonisti mondiali della battaglia ecologista, oltre a tutte le informazioni sulla manifestazione.

Per l’edizione del 2012, che si è tenuta il 5 giugno in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la giuria scelse come titolo ‘Il potere degli alberi’ e decise di dare il riconoscimento principale a Jane Goodall, l’etologa inglese che con la sua fondazione promuove nel mondo l’educazione al rispetto degli animali e della natura fornendo ai bambini più bisognosi assistenza primaria e istruzione. Gli altri riconoscimenti andarono a David Holmgren, l’agronomo australiano inventore-applicatore della permacoltura; a David Ulrich, l’architetto che è riuscito a misurare l’influenza benefica che per un paziente ospedalizzato ha la vista della natura; a Majora Carter, la comunicatrice newyorkese che con le sue campagne ha trasformato il quartiere di Harlem da ghetto a quartiere alla moda conquistando anche ex detenuti con i suoi progetti di parchi e verde urbano; a Nalini Nadkarni, la botanica di origine indiana che ha scoperto quanta vita e di quale importanza ci sia a 30 metri di altezza sugli alberi delle foreste tropicali e infine a Fulco Pratesi, fondatore del Wwf Italia e suo presidente onorario per le sue decennali battaglie in difesa dell’armonia tra uomo e ambiente.

Quando, alla fine del 2012, l’Onu decise che avrebbe dichiarato il 2013 anno mondiale della cooperazione sull’acqua il comitato organizzatore propose all’allora presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron Renato Gordini di dare vita ad un’edizione speciale in collaborazione con Publiacqua. Fu individuato il titolo ‘Acqua al Futuro’ e la risposta fu positiva. Subito dopo ‘Il Monito del Giardino’ ha ottenuto, proprio per il tema scelto, il patrocinio dell’International Hydrogeological Programme dell’Unesco (che lo ha inserito tra gli appuntamenti salienti di quest’anno), quello della Regione Toscana e dell’Università di Firenze e, infine, il Premio di Rappresentanza del Presidente della Repubblica. Ora, per ascoltare le relazioni dei sei nuovi vincitori (Aaron Wolf, Tony Allan, Pasquale Steduto, Simon Langan, Helgard Zeh e Angela Morelli) l’appuntamento è per il prossimo 5 giugno nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze.

Riccardo Galli
Ufficio Stampa Ente Cassa di Risparmio di Firenze
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