Il Cardinale Betori a Villa Bardini: ‘’Vivo apprezzamento per la mostra su Colacicchi’’

L’esposizione è stata realizzata col contributo dell’Ente Cassa

L’Arcivescovo di Firenze cardinale Giuseppe Betori ha visitato la mostra ‘Giovanni Colacicchi. Figure di ritmo e di luce nella Firenze del ‘900’ allestita a Villa Bardini.

Accompagnato da Mario Ruffini, che ne è il curatore assieme a Susanna Ragionieri, il Cardinale si è soffermato sui dipinti più significativi del percorso che documenta l’attività del maestro, una tra le figure più vive della Firenze dei caffè letterari e delle riviste prestigiose.

L’Arcivescovo ha avuto parole di vivo apprezzamento per la rassegna e si è complimentato con i curatori e con gli organizzatori. Ha anche ringraziato l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e la Fondazione Bardini Peyron per l’attività culturale di così alto livello che svolgono da anni sul territorio.

Alla visita hanno partecipato, oltre ai vertici dell’Ente Cassa e della Fondazione Bardini Peyron,anche alcuni dei componenti dell’associazione Onlus ‘Pasqua di Bach’ di cui Betori è presidente onorario, che promuove la conoscenza della musica nelle carceri.

La mostra è sostenuta dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Regione Toscana ed è promossa dal Comune di Firenze con la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e il Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Ne sono sponsor Unicoop Firenze e AON.

Sono esposte 80 opere tra le più rappresentative della produzione di Colacicchi (1900-1992) che, nella Firenze del suo tempo, fu una delle intelligenze artistiche eminenti. Poeta musicofilo armato di pennello, fu l’ interprete del moderno ritorno alla realtà e alla figura con cui in Europa si andò ricomponendo, dopo secoli, l’abbraccio umanistico tra parola, immagine e suono che aveva prodotto il miracolo del Rinascimento. Questa retrospettiva, a 20 anni dalla morte, ha dunque il sapore della riscoperta di un gigante neofigurativo, celebrando, con la maestria del pittore, la straordinaria stagione creativa vissuta da quel microcosmo di intellettuali antifascisti (o semplicemente non fascisti) a dispetto di dittature, guerre e persecuzioni.