Dipartimento Scienze Farmaceutiche

Botanica e cura delle malattie

Descrizione del Progetto

Lo studio della botanica applicata alla cura delle malattie è un esempio di come rigorose competenze scientifiche, in una ricerca di ampio respiro, possano trovare soluzioni attingendo al sapere scientifico globale. L’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha contribuito dal 2005 ad oggi in modo significativo al progetto sul ruolo della pianta Artemisia annua L. nella cura della malaria e al progetto di studio delle Medicine Tradizionali Arabe nell’ambito della collaborazione dell’Università di Firenze con i Paesi Arabi inaugurata nel 1997 dall’allora Rettore dell’Università di Firenze, Prof. Paolo Blasi. Tali ricerche si svolgono al Dipartimento di scienze farmaceutiche dell’Ateneo fiorentino.

La malaria rappresenta una delle malattie infettive fra le più pericolose con 300-500 milioni di nuovi casi ogni anno e circa un milione di decessi. Essa è una parassitosi provocata da protozoi del genere Plasmodium i cui vettori sono zanzare del genere Anopheles. Le zone più colpite si trovano in Africa, in Asia e nelle Americhe (centrale e meridionale), con una maggiore incidenza sui bambini con età inferiore ai 5 anni. La strategia di controllo di questa malattia è basata sulla prevenzione mediante l’utilizzo di insetticidi e/o di zanzariere. In ogni caso per ridurre la morbilità e la mortalità viene richiesta una diagnosi precoce ed un efficace trattamento terapeutico. La terapia farmacologia è limitata da una dilagante resistenza ai farmaci, non solo nei confronti di clorochina e sulfadossina-primetamina ma anche verso gli antimalarici più moderni di terza e quarta generazione.

Ciò ha creato la necessità di trovare nuove molecole capaci di non indurre resistenza. In questo ambito è stata riscoperta l’artemisinina che rappresenta il principio attivo della Artemisia annua L. (nome tradizionale Qinghao), una pianta usata dalla medicina tradizionale cinese per più di 2000 anni come rimedio contro la febbre. L’artemisinina pur dimostrando elevata efficacia antimalarica, rapidità d’azione, scarsa tossicità e mancanza di resistenza da parte del plasmodio, presenta di contro capacità limitate di solubilizzazione a livello dei liquidi biologici riducendo così la possibilità di assorbimento. Gli studi quindi si sono orientati sulla possibilità di impiegare estratti di Artemisia annua L. per l’allestimento di fitoterapici da impegnarsi in terapie brevi ed economicamente accessibili anche per i paesi più poveri.

Sono stati così allestiti dei preparati fitoterapici semplici per uso orale come tinture (cioè soluzioni idroalcoliche) e sospensioni oleose che hanno evidenziato la presenza di flavonoidi polimetossilati aventi in vitro un’azione sinergica con l’attività antimalarica dell’artemisinina. I primi test in vitro sul plasmodio condotti presso l’Istituto Superiore di Sanità col quale sono in corso stretti rapporti di collaborazione, hanno dimostrato una interessante attività antiplasmodio. Gli studi successivi saranno condotti in vivo su un modello murino di malaria, il Plasmodium berghei. Recentemente gli studi si sono focalizzati sulla realizzazione di nuove e più moderne forme farmaceutiche di artemisinina con caratteristiche di qualità, sicurezza ed efficacia.

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