Oratorio di San Niccolò

Santa Maria degli Angiolini

Descrizione del Progetto

Tra i tanti interventi di recupero del patrimonio artistico fiorentino che l’Ente Cassa ha favorito in questi ultimi anni ce ne sono alcuni di particolare significato perché restituiscono alla comunità luoghi che si trovano fuori dai tragitti del
turismo e che hanno rischiato di scomparire.

Il primo di questi è l’Oratorio di San Niccolò del Ceppo che si trova in Via de’ Pandolfini a Firenze. La piccola chiesa apparteneva alla Compagnia di San Niccolò istituita nel Trecento che deve il suo nome all’uso di mettere le offerte in una feritoia che si trovava nel «ceppo» di un albero cavo.
La compagnia si trasferì in questa sede solo nel 1561 e, nel 1610, Francesco Curradi realizzò per l’altar maggiore la Crocifissione che sostituì il Crocifisso fra i Santi Nicola e Francesco (1430 ca.) del Beato Angelico, ora al Museo di San Marco.

L’intervento dell’Ente Cassa ha permesso il restauro della sede della Compagnia e l’edificio è stato sottoposto ad interventi di manutenzione alle coperture e agli intonaci al fine di salvaguardare gli affreschi. Dopo la conclusione dell’intero iter di restauri e la realizzazione delle conseguenti opere di allestimento, sarà possibile rendere visitabili lo splendido Oratorio con gli importanti affreschi barocchi e gli arredi lignei, la sacrestia e le altre stanza contigue con i quadri e le opere d’arte organizzando un percorso che possa svelare memorie, usi e costumi di una parte importante della storia di Firenze.

L’altro intervento pensato nello stesso programma di conservazione di luoghi caratteristici e meno visibili della città ha riguardato il Conservatorio di Santa Maria degli Angiolini. Il progetto ha costituito la prosecuzione di un intervento già iniziato nel 2002 quando era stato finanziato il progetto di restauro e di riapertura della cappella del conservatorio che si affaccia su via della Colonna e che si trovava chiusa e in stato di quasi abbandono da dopo l’alluvione del 1966. Il conservatorio nacque nel 1507, quando un gruppo di pie donne fiorentine acquistarono una casa in Via Laura, vicino a Borgo Pinti, per dedicarsi alla vita religiosa ed alle opere caritatevoli. Con l’avvicinamento di un numero di donne sempre crescente, l’edificio venne ampliato e trasformato in un vero e proprio monastero di clausura. Forse il nome venne scelto per riecheggiare quello del più grande e antico Monastero di Santa Maria degli Angeli. Nel 1784, il Granduca Pietro Leopoldo, in
una delle prime ondate di soppressioni monastiche, secolarizzò il complesso e lo trasformò in conservatorio, funzione che svolge ancora oggi.

L’Ente Cassa ha finanziato gli interventi di adeguamento normativo e funzionale di tutto il complesso e, in particolare, ha permesso il recupero del Coro ligneo della Cappella e il restauro della Sala del Coro delle Monache e della “Sala della Duchessa”. Il grande coro monastico venne realizzato nel 1571, contestualmente all’edificazione della chiesa; è disposto superiormente alla chiesa ad aula unica, struttura tipica dei conventi claustrali femminili, ha una planimetria rettangolare ed è coperto da una volta a sesto ribassato. Le grate rivolte verso l’altare maggiore lo mettono in comunicazione con la chiesa.

La “Camera della Duchessa” rappresenta uno degli ambienti che è riuscito a mantenere parzialmente integre le sue originali caratteristiche. La stanza, pressoché rettangolare, presenta le tipiche caratteristiche dell’alcova con le pareti e il soffitto decorate con mascheroni e ghirlande. Il complesso è ancora molto vissuto perché al suo interno ha sede una scuola che è molto inserita nel tessuto sociale cittadino.

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