La Grande Madre – i legni ‘non finiti’ di Giuseppe Gavazzi

grande_madreFIRENZE, VILLA E GIARDINO BARDINI – DAL 18 APRILE 2010 AL 31 GENNAIO 2011
a cura di Mario Ruffini e Max Seidel

Fin da quando l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, attraverso la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, ha assunto l’impegno di gestire Villa Bardini, vi è sempre stata la convinzione che in un simile angolo di paradiso si dovessero di volta in volta poter organizzare eventi di qualità, che in qualche modo valorizzassero un ambiente così speciale e, al contempo, catalizzassero l’attenzione del pubblico su una delle zone più belle di Firenze. Negli ultimi anni Villa Bardini, in effetti, ha accolto importanti iniziative. Basti ricordare le grandi mostre sui macchiaioli, da Cabianca a Fattori.

Ma per la prima volta si è voluto allestire un evento espositivo negli spazi stessi del giardino grazie alla mostra dedicata allo scultore Giuseppe Gavazzi. L’ultima produzione del maestro toscano sembra fatta apposta per stabilire un connubio con la natura del luogo. Quali ‘totem’ che ricordano culture antiche, i “legni” di Gavazzi rappresentano una nuova frontiera nel percorso di un artista che ci ha emozionato con la semplicità disarmante del suo personalissimo modo di vedere l’umanità.
Michele Gremigni

 «Era un giorno triste, più malinconico di altri»: così Giuseppe Gavazzi ricorda il momento in cui nacque la sua prima scultura. Il suo primo giorno “creatore”. La Grande Madre è il titolo di una mostra che riunisce opere con dentro la profondità della cultura arcaica e il fascino seducente della maternità, potente forza generativa che tutto accoglie, senza “temporalità”, ma con il mistero del simbolo arcaico di donna e madre. Severe figure femminili né giovani, né vecchie, che non parlano ai figli né li guardano, ma fissano lo sguardo nella lontananza. Chi sono queste donne? Di quale tempo? Come chiamarle? Non c’è risposta. Il fascino di queste figure consiste nella loro enigmaticità. Madri senza tempo e senza nome. L’essenzialità arcaica e primigenia dei legni “non finiti” sfiora l’essenza della purezza classica, perfetti nella loro forma e sostanza, e nel loro integrarsi dentro il Giardino di Villa Bardini che li accoglie.