MANCANO MACELLAI, FISM TOSCANA ORGANIZZA CORSI DI FORMAZIONE

Contributo di Ente CR Firenze per gli addetti alla lavorazione di carni e salumi

L’Industria alimentare ricerca personale qualificato e la FISM Regionale Toscana,  grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, risponde a  questa richiesta realizzando il Progetto “FORMARE” – Formazione per l’acquisizione delle competenze nel settore della lavorazione e commercializzazione dei prodotti di carne e salumi. Il percorso formativo, riconosciuto dalla Regione Toscana, permetterà a 20 giovani di acquisire la Qualifica professionale  –  Livello 2 EQF  –  Addetto alla lavorazione dei prodotti e alla commercializzazione dei prodotti di carne e salumi. Il Corso, presentato ai media nei giorni scorsi, nasce da una specifica richiesta delle Aziende agroalimentari del territorio toscano dettata dall’ esigenza di reperire personale specializzato nel settore della lavorazione delle carni e propone una soluzione concreta ed efficace alla domanda e alla richiesta, rispondendo direttamente all’esigenza di professionalità nel settore delle produzioni alimentari. La disponibilità di risorse accuratamente professionalizzate potrà, da un lato, sostenere le aziende più attive del territorio nel loro processo di crescita ed organizzazione su base imprenditoriale; dall’altro la disponibilità di figure professionali sul territorio potrà conferire nuovo impulso alle attività nel settore delle produzioni alimentari, invertendo l’attuale trend di disaffezione della forza lavoro giovanile nei confronti della professione del  macellaio. La “filiera” della carne mette inoltre a disposizione  notevoli opportunità di impiego, non solo nel settore del commercio al dettaglio, ma anche nelle catene della grande  distribuzione, all’interno del reparto macelleria e gastronomia. Questa innovativa qualifica vuole costituire una novità nel panorama della formazione della nostra regione, proprio per l’unione di tradizione e innovazione. La gastronomia, lo abbiamo visto,costituisce un possibilità di risposta concreta e significativa anche alla crisi che da anni investe tutti i settori della nostra economia. Da qui l’iniziativa della FISM, quale ente di formazione, e di associazioni di categoria e consorzi del settore per recuperare la tradizione di macelleria peculiare della nostra regione e di alcune zone della toscana in particolare unendola all’alta gastronomia che caratterizza un territorio a vocazione turistica come la Toscana.  Le persone che usciranno dal corso avranno infatti la possibilità e gli strumenti per essere inseriti in uno qualsiasi dei processi produttivi alimentari che riguardano il settore e partecipare attivamente a qualsiasi attività lavorativa nel campo gastronomico, commerciale e di marketing. ‘’L’Ente Cassa di Risparmio di Firenze – ha dichiarato Ugo Bargagli, Dirigente Responsabile Area Attività istituzionale –  ha sostenuto con decisione questo progetto perché ritiene la formazione giovanile uno dei settori strategici che ci vedono impegnati in questi anni particolarmente difficili per la nostra economia. Nel caso specifico la Fondazione interviene su una forte richiesta del territorio col quale il dialogo è costante e assai proficuo. In questo momento inoltre tutto il settore dell’alimentazione sta vivendo una importante fase di rilancio anche grazie ad Expo 2015 e poter contribuire a formare e dare un lavoro ai giovani in questo campo è motivo di grande soddisfazione’’.“Fism Toscana – ha sottolineato il presidente regionale Leonardo Alessi – forte della sua esperienza in ambito educativo scolastico, ha deciso di mettere questo suo patrimonio formativo a servizio anche del mondo del lavoro. Per vincere la sfida della disoccupazione, giovanile ma non solo, occorre preparare figure professionali che sappiano mettersi in gioco e che allo stesso tempo non rinuncino alla formazione permanente, in un mondo in rapido mutamento”.

 

L’INDUSTRIA AGROALIMENTARE IN TOSCANA/SCHEDA

In Toscana, l’industria agroalimentare si compone di un tessuto di piccole e medie imprese, che si occupano di produzione, trasformazione, confezionamento e commercializzazione dei prodotti. Le quasi 90.000 aziende si concentrano nella provincia di Firenze per circa il 20%, il restante 80% e distribuito in maniera irregolare sulle altre Province. Nel corso degli ultimi il sistema regionale delle microimprese ha affrontato una difficile fase congiunturale registrando una flessione del fatturato che tocca il  -15,4%; flessione che ha coinvolto anche l’occupazione provocando un calo del di circa il 3% degli addetti.La flessione del fatturato interessa tutti i diversi settori produttivi ma, in controtendenza, il settore dell’alimentare cresce, segnando un aumento dell’occupazione del +1,5%. Le motivazioni che stanno alla base dello sviluppo del settore alimentare in Toscana sono da ravvisare in alcune caratteristiche strutturali:  le imprese, prevalentemente a carattere familiare, sono guidate da imprenditori per lo più giovani, tra i 31 e i 45 anni, magari con un livello di istruzione non particolarmente elevato, ma con una professionalità acquisita nel corso di una lunga esperienza di lavoro. Piuttosto che nell’ambito di specifici percorsi di formazione essi mostrano consapevolezza dell’importanza della propria attività per la conservazione della tradizione toscana, per la valorizzazione della genuinità e della sicurezza dei prodotti tradizionali e alimentari; consapevolezza che li spinge alla continua ricerca della qualità e dell’eccellenza dei prodotti realizzati, in termini di utilizzo di materie prime connesse alla tradizione locale, all’utilizzo di tecniche di lavorazione essenzialmente manuali, all’uso di ricette tradizionali.Il settore tuttavia risulta afflitto da una carenza di professionalità specifiche; tale carenza è in gran parte da porre in relazione alla ridotta appetibilità delle professioni tradizionali che richiedono capacità manuali presso le nuove generazioni, in quanto caratterizzate da ritmi e modalità di lavoro molto impegnative, ritenute a torto scarsamente gratificanti. La carenza patologica di professionalità risulta particolarmente evidente nel settore  della produzione e lavorazione delle carni. Il settore impiega in Italia circa 80.000 addetti; gli esercizi ed i laboratori sono circa 32.000, essenzialmente a conduzione familiare, ma la mancanza di ricambio generazionale e la concorrenza della Grande Distribuzione negli ultimi 10 anni ha spinto alla chiusura circa il 20% degli esercizi. Sebbene le prospettive occupazionali del settore siano positive  –  secondo Federcarni  –  e la trasformazione normativa che ha coinvolto il settore, consentendo l’ampliamento  delle referenze merceologiche, permetta al macellaio di trasformare la propria attività in una vera gastronomia del “prodotto carne” di tutte le specie animali, risulta particolarmente difficile trovare personale qualificato o disponibile ad intraprendere  un percorso di qualificazione; ne deriva una crescita considerevole della manodopera straniera.  Il problema, che riguarda, in particolare, l’artigianato e industria, comincia a farsi sentire anche nella grande distribuzione e nel commercio al dettaglio.