Un dvd sulla magia e il fascino di Villa Peyron

villa_peyronManifestazione giovedì 15 dicembre, per ricordare il personaggio che ha creato questo paradisoUn dvd per far conoscere la magia e il fascino di Villa Peyron al Bosco di Fontelucente, un angolo di paradiso pieno di verde e di sorprendenti meraviglie, sulle pendici delle colline di Fiesole.

E’ stato realizzato da Opera Italia e prodotto dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, la fondazione strumentale dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze che, dal 1998, è proprietaria del complesso (sostenendone il lungo restauro) esteso per oltre 40 ettari. Il video sarà in distribuzione, a breve, nei principali bookshop cittadini anche in una versione sottotitolata in lingua inglese.

Il dvd, della durata di circa mezz’ora, racconta l’affascinante storia della villa e del padrone di casa, Paolo Peyron, scomparso nel 2003, che ha dedicato tutta la sua vita a rendere questo luogo unico e affascinante. Per ricordarne il centenario della nascita e per presentare il dvd è stata organizzata una piccola cerimonia che si terrà in villa domani, giovedì 15 dicembre alle ore 18, a cui interverrà il presidente della Fondazione Bardini Peyron Michele Gremigni assieme ad autorità, studiosi e amici di Paolo Peyron.

La villa fu acquistata nel 1914 dal padre di Paolo, Angelo, di origine piemontese e abile commerciante nel settore dei tessuti e dei tappeti. Fu la famiglia a fondare nel 1864, a Mercatale di Vernio, vicino Prato, il Lanificio Val di Bisenzio che riforniva Casa Savoia, lo Stato Vaticano e il Sultanato turco. L’architetto Ugo Giovannozzi (1876-1957), allievo di Antonio Coppedè, venne incaricato di trasformare l’edificio secondo la moda del tempo, ricoprendolo con lastre di pietra forte estratte in loco. Nel 1919, alla morte del padre, Paolo Peyron ottenne in eredità la proprietà del complesso formato dalla villa, da due case coloniche e dai terreni circostanti e, nel 1934, vi si stabilì definitivamente cominciando i lavori di trasformazione. Durante la seconda guerra mondiale la villa fu occupata da un comando tedesco e successivamente dagli alleati, subendo notevoli danni. Alla fine del conflitto Peyron iniziò la ricostruzione creando un giardino in stile ‘all’italiana’ con terrazze, scalinate, parterres e siepi di bosso, un laghetto ‘giapponese’ pensato per la contemplazione ed episodi di sosta all’interno del bosco sottolineati da elementi di antiquariato. Fu allestito lo Spazio della Musica dedicato a Riccardo Muti con un belvedere aperto sul lago e, all’interno del bosco preesistente (formato soprattutto da leccio, pino e cipresso oltre a cerro, roverella), fu aperto uno squarcio fra pini neri di nuovo impianto per consentire un migliore godimento del paesaggio da un ‘point de vue’ privilegiato. Anche l’acqua gioca un ruolo di grande importanza all’interno del giardino, arricchito da 30 fontane artistiche a caduta che sfruttano le pendenze naturali del terreno e da cui deriva il nome Fontelucente. Peyron arricchì inoltre l’intero complesso con una serie di statue da esterni in pietra di Vicenza, provenienti per la maggior parte dai giardini di ville venete distrutti durante la prima guerra mondiale.

Nella villa, le cui origini risalirebbero addirittura al periodo etrusco, è conservata la collezione di oggetti d’arte della famiglia: ceramiche, tappeti, quadri, avori, giade, vetri preziosi ma, soprattutto, orologi di ogni tipo, grandezza e forma. In un ampio salone di rappresentanza a piano terra sono esposte armature, mobili e ancora orologi di varie epoche e fattezza fino a ricoprire l’intero ballatoio ligneo, raggiungibile grazie alla grande scala in legno e ferro novecentesca. Al primo piano si aprono le stanze dell’appartamento dove Paolo Peyron ha vissuto fino alla morte e il cui allestimento vuole mostrare quale era il suo stile di vita: la sala da pranzo, la camera da letto e l’intimo Salottino rosa, rivolto a sud, che si affaccia sul sottostante Giardino formale.

La cura e il mantenimento di tutto il complesso sono affidate al dottor Saverio Lastrucci che, in questi anni, ha promosso una intensa attività culturale, soprattutto nel periodo estivo, con concerti, convegni, animazioni e laboratori per bambini, e ne ha fatto la sede della Fondazione Fremantle per gli Artisti Stranieri in Toscana (Ffast) che raccoglie le opere lasciate da questi maestri e ispirate alla Toscana.